16 Febbraio 2021

Analogista: chi è e cosa fa?

L'analogista è un professionista olistico che opera nel campo delle relazioni d'aiuto. Non è né un medico, né uno psicologo, di conseguenza, non prescrive farmaci e non fa diagnosi.

Grazie allo studio delle Discipline analogiche, nate in seguito agli studi e scoperte dello psicologo e ipnologo, Stefano Benemeglio, è in grado di interpretare i linguaggi emotivi, individuare le dinamiche comportamentali dell'uomo al fine di aiutarlo a raggiungere il benessere emotivo.

L'analogista si pone come mediatore tra la parte logica e la parte emotiva (inconscia) affinché la persona raggiunga l'equilibrio tra le due parti.

Conduce la persona a conoscersi, a scoprire le dinamiche che risiedono nel suo passato e che condizionano il suo presente, oltrepassando meccanismi e barriere logiche. Inoltre, individua quelle situazioni ripetitive, quei disagi e difficoltà che risiedono nella sfera relazionale-comunicativa.

Il percorso di riequilibrio emotivo intrapreso con l'analogista si risolve con la presa di coscienza della persona di tutti quei meccanismi nocivi e condizionamenti interiori, oltre che esteriori, che si sono posti come ostacolo alla realizzazione piena di sé e dei suoi sogni.

Tu non sei malato, sei solo infelice.

Stefano Benemeglio

L'analogista codifica, traduce il linguaggio non verbale per comprendere quali sono le vere esigenze della persona, quali le richieste dell'inconscio, quali le domande che scaturiscono dal suo reale bisogno per meglio superare i blocchi emotivi.

Cosa fa l'analogista

L'analogista è in grado di operare sia in campo personale che professionale, individuando i punti di forza della persona per sbloccare situazioni di disagio o di difficoltà.

Durante una seduta di riequilibrio emotivo, l'analogista utilizza una comunicazione profonda con la parte emotiva. Tengo a sottolineare che la persona, durante la seduta, è cosciente delle proprie azioni.

L'analogista utilizza la comunicazione non verbale, i segni e gesti, per ovviare ai meccanismi logichi e per dialogare, direttamente, con l'inconscio. A differenza dell'ipnosi tradizionale, sfrutta la tensione emotiva che il soggetto avverte in seguito a un simbolo o stimolo.

Comunicare direttamente con il proprio inconscio è importante per scoprire gli autoinganni sconosciuti alla mente razionale e per sciogliere le conflittualità con se stessi, oltre che con gli altri.

Quando la persona vive una condizione di benessere, di equilibrio tra mente conscia e inconscia, allora non ha difficoltà a raggiungere obiettivi, a decidere in totale libertà e a vivere una vita qualitativamente serena.

Riesce a gestire le proprie relazioni, potenzia i suoi punti di forza, supera i momenti in cui sente di essere paralizzato, gestisce brillantemente i conflitti, conquista persone e cose, oggetto dei suoi desideri.

Acquisire confidenza e intimità con la parte emotiva ti allontana dall'essere suddita delle tue emozioni, di ciò che vorrebbero gli altri, riconquistando pienamente il tuo potere decisionale.

Durante una seduta, dopo aver individuato l'obiettivo logico, si procede con l'individuare sulla linea del tempo persone e eventi che impediscono alla persona di vivere serenamente i rapporti.

L'obiettivo può riguardare vari ambiti:

  • rapporti con la famiglia di origine;
  • rapporti sentimentali e affettivi;
  • relazioni sessuali e passionali;
  • sfera autorealizzativa personale e/o professionale;
  • disagio in campo emotivo e comportamentale.

Quanto dura un percorso con l'analogista

Quanto dura un percorso di riequilibrio emotivo?

Domanda frequente dettata dalla paura di percorsi molto lunghi e costosi. Spesso si evita di incominciare un lavoro su di sé, di accettare un aiuto per superare momenti di difficoltà perché soggetti a quest'idea.

Un percorso con l'analogista di riequilibrio emotivo può durare massino 5 mesi, dipende dal disagio che la persona vive e dalla presenza di sintomi fisici che hanno bisogno di essere affrontati in più consulenze.

Non esiste una data di fine precisa. L'unica certezza risiede nel considerare questo tipo di discipline come brevi e in grado di lavorare alla base del problema.

Il pensiero comune è quello di associare la durata, il tempo del percorso ai risultati.

Nella persona possono avvenire cambiamenti importanti già dopo la prima seduta. Ovvio, però, che i cambiamenti profondi, strutturali hanno bisogno di più tempo e lavoro sia da parte dell'analogista che della persona. I risultati dipendono anche da quanto quest'ultima sappia mettersi in discussione e dalla sua decisione di portare a termine il percorso.

Decidere di intraprendere un percorso con l'analogista pone la persona nella condizione di mettere a nudo se stessa, presuppone una profonda messa in discussione della propria stessa vita. Per questo motivo alcune decidono di fermarsi durante il percorso dando la colpa dell'insuccesso al professionista.

Il mio consiglio è quello di essere consapevoli dello sforzo che ognuno è chiamato a fare. Fondamentale è intendere questo sforzo in un'ottica di futuro diverso da quello che si vive nel presente raggiungendo una maturità più evoluta nella sfera personale, una libertà interiore che permette di fare scelte autonome, coscienti.

Gratificante sarà realizzare ciò che realmente si desidera.

Come si struttura un percorso di riequilibrio emotivo?

Una seduta di riequilibrio emotivo si compone di tre fasi:

ANALISI LOGICA. La persona individua un focus logico sul quale lavorare, il perché si è rivolta al professionista e quale obiettivo vuole raggiungere.

DIALOGO EMOTIVO. Attraverso induzioni verbali, para verbali e meta verbali, l'analogista costruisce un dialogo profondo con l'inconscio in modo da sorvolare i meccanismi di difesa. Sulla linea del tempo si individuano gli eventi passati, si comprende il perché si ripetono emotivamente nel presente.

RISTRUTTURAZIONE E CELEBRAZIONE. Ultima parte di questo lavoro è rivivere quelle situazioni che hanno creato sofferenza, dolore e che la persona ha bisogno di elaborare. La necessità di vivere le emozioni represse è importante per arrestare quei comportamenti che condizionano tutt'ora la persona affinché possa riprendere in mano il timone della propria vita.

Perché avviare un percorso con l'analogista

Ancora oggi l'idea di intraprendere un percorso personale è oggetto di pregiudizi che limitano la persona a incominciare un profondo cambiamento di sé.

La prima ragione per cui avviare un percorso con l'analogista è migliorare la qualità della vita raggiungendo uno stato di benessere che abbraccia sia l'ambito personale che professionale.

10 motivi per iniziare un percorso

Sono 10 i motivi per cui avviare un percorso di riequilibrio emotivo al fine di scegliere consapevolmente la rotta di vita da seguire.

  1. Benessere a lungo termine. Investire denaro e tempo richiede energia ma se fatto in previsione di un miglioramento nella vita della persona, allora tutto acquista un sapore diverso. Ogni incontro che si affronta è uno scalino in più nel percorso di miglioramento. Come qualsiasi percorso, si presenta con salite da affrontate, con difficoltà e mari burrascosi da vivere; proprio attraversando questi che porteranno a vedere la luce in virtù di nuove possibilità.
  2. Essere ascoltati. Il bisogno di essere ascoltati è ciò che sentiamo dentro quando si attraversano periodo negativi. Confidarsi e affidarsi a un analogista non è come confidarsi con un amico perché questi elabora domande mirate, giuste; inoltre, invita a riflettere favorendo processi di cambiamento. L'analogista ha una grande capacità empatica attraverso la quale ascolta senza giudicare, non si schiera da nessuna parte né da consigli ma ascolta in modo onesto.
  3. Mettere fine a relazioni disfunzionali o situazioni tossiche. Vivere relazioni che fanno soffrire, situazioni che danneggiano la tranquillità nella speranza di un cambiamento non è affatto un bene, anzi, è un modo per scavare la fossa dell'infelicità. L'aiuto di un analogista è significativo per evitare di scendere a compromessi avendo il coraggio di dire basta a eventi, persone che fanno vivere male.
  4. Riappropriarsi del proprio potere decisionale. Essere vittima delle decisioni di altri, seppur di persone che ci voglio bene, non permette di realizzare ciò che si vuole. Realizzare se stessi è possibile se si è disposti a lavorare su chi o ciò che non permette di scegliere in base ai propri desideri.
  5. Stabilire obiettivi per progettare il proprio futuro. Essere bloccati nel presente è come vivere nelle sabbie mobili. Immobili, senza avere la mente proiettata verso un futuro diverso. Sbloccare queste situazioni si rileva difficile perciò chiedere il supporto analogico è chiedere una mano per ritornare a progettare il domani.
  6. Lavorare sul mindset, sui pensieri che tengono imprigionati la persona e che impediscono il successo. Imparare a gestire il giudice interiore, metterlo a tacere per considerare gli "errori" come possibilità di crescita.
  7. Fare pace con se stessi. L'insicurezza e la bassa autostima sono gli ingredienti principali per una buona riuscita nella vita, per la piena realizzazione di ciò che si desidera e di ciò che si è. Cambiare la vibrazione interiore significa presentarsi al mondo in modo differente, sicuri per inviare messaggi diversi che attirino una realtà positiva rispetto a ciò che si è attirati prima.
  8. Uscire dalla zona di confort. Stare comodi sul divano dell'abitudinarietà e della tendenza a fare sempre le stesse cose, nello stesso modo, magari lamentandosi che nulla cambia, conduce la persona a rimanere sempre nel suo disagio. Questo atteggiamento vittimistico non aiuta a cambiare le situazioni, piuttosto, fare qualcosa di diverso spezza le catene dell'abitudine uscendo da quello schema al quale si risponde in modo meccanico. Uscire dalla zona di confort non è facile soprattutto quando pensieri e azioni si sono consolidati dentro creando una forte struttura. Fare qualcosa di diverso può risultare un imput positivo per cambiare vita.
  9. Cambiare punto di vista. Imparare a leggere la vita da altre angolature in modo da comprendere quali eventi di ripetono, perché si ripetono è un primo passo verso la consapevolezza. Essere chiusi nella propria idea non aiuta a guardare l'ambiente da cui si è circondati, le situazioni che si vivono a 360° ma solo facendo riferimento al proprio modo di leggere la realtà.
  10. Diventare ottimisti cambiando il proprio pensiero da negativo in positivo. Trasformare il pensiero negativo di sé in positivo è un modo per riprogrammare la propria mente. Sembra banale, quasi fosse un atto magico ma alimentando un pensiero positivo e ottimista, si svilupperanno caratteristiche che aiuteranno la persona a comportarsi in maniera differente, in alcune situazioni, e a trovare soluzioni nuove, in altre. In questo modo, si evita di trovarsi in impasse rispetto a una situazione difficile da gestire.

Rivolgersi a un analogista è una scelta che può solo portare giovamento e miglioramento nella vita di ogni persona che decide di intraprendere questo percorso.

Vedere una persona sorridere, riprendere in mano la propria vita e diventare autonoma nella gestione emotiva è ciò che più mi rende felice. Imparare a comunicare con se stessi e con gli altri è l'ingrediente fondamentale per usufruire degli strumenti giusti per vivere bene affrontando con serenità e consapevolezza gli eventi che si presentano.

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