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5 Novembre 2021

Erica Holland: Il successo di una professionista onesta

Erica Holland è una counselor, ideatrice del Master in Valorizzazione Strategica. Una persona straordinaria, onesta conosciuta grazie a una mia amica counselor che aveva precedentemente frequentato il corso da lei ideato.

Ero arrivata a un punto del mio lavoro in cui volevo cambiare la mia comunicazione, desideravo arrivare in modo più potente e coinvolgente alle persone che mi seguono oltre a dare un'impostazione diversa al mio lavoro.

Erica è stata il mio raggio di luce, la maga che con il suo metodo ha trasformato tutto il mio lavoro di professionista delle relazioni d'aiuto fornendomi una struttura.

Mi sono innamorata letteralmente di lei.

Perché? Cosa ha fatto scattare in me la molla che mi ha permesso di comprare un percorso da lei?

Di Erica mi ha colpito la sua lealtà, profondità, verità, la sua limpidezza nel proporre il suo servizio.

Non ho avuto neanche per un attimo quella sensazione di "mi sta fregando" perché sentivo a pelle che risuonavamo sulla stessa lunghezza d'onda condividendo stessi valori.

Così è stato.

Il master con lei ha aperto nuove porte nel mio lavoro come ha cambiato la vita a molti studenti del suo corso.

Erica ha creato una community in cui si respira aria di aiuto e non di competizione.

Non è assolutamente facile trovare un ambiente così sano in cui abbiamo più o meno gli stessi titoli, ci occupiamo apparentemente delle stesse persone ma abbiamo imparato a differenziarci senza calpestarci i piedi.

Si, perché Erica fa questo.

Ha la grande capacità di far uscire da ogni suo allievo il suo fattore differenziante, la suola rossa come lei la chiama, in modo da essere il professionista giusta al momento giusto che risponde al giusto problema della persona.

Ci tenevo a raccontare la sua storia perché un professionista che guarda oggi Erica noterebbe il suo successo senza leggere dietro tutto ciò che ha vissuto, sperimentato e attraversato.

Una cosa è certa: è stata una donna tanto forte e coraggiosa nel passare dal posto fisso a una libera professione mantenendo vivi i suoi valori e la sua grande professionalità. Grazie agli errori fatti ha costruito il lavoro che le permette oggi di aiutare centinaia di coach, counselor, insegnanti di yoga, psicoterapeuti, ecc...a costruire la vita che deriderano.

Chi è e cosa fa Erica Holland

Con il mio Master in Valorizzazione Strategica io e il mio team abbiamo già guidato più di 500 coach, psicologi, psicoterapeuti, terapeuti e formatori a amplificare le proprie entrate economiche, il riconoscimento ed il tempo per la propria famiglia.

Sicuramente ho uno dono: quello di riuscire a comprendere il funzionamento delle dinamiche quotidiane che riguardano il cambiamento umano e a spiegarlo agli altri. Questo mi ha aiutata moltissimo a creare un Metodo tutto mio, che parte dalla Sistemica, Cibernetica, Problem Solving Strategico, Pragmatica della comunicazione anzichè dal marketing.

Ciò mi ha permesso di aiutare chi vende percorsi di evoluzione personale o professionale a far funzionare, crescere la propria attività. Tutto ciò senza annunci a pagamento, senza newsletter o funnel o altre complicazioni tecniche.

Queste cose non hanno senso a meno che non si abbiano basi solide e si possa delegare la tecnologia noiosa a altri.

C'è un potenziale enorme nella semplicità.

Questo vale sia per chi parte da zero che per chi lavora da decenni ma con un modello di business che fagocita il suo tempo, finendo di stare in studio 14 ore al giorno e sacrificando le cose davvero importanti come la famiglia.

Una cosa che, invece, NON può proprio essere fatta, se vendi percorsi di evoluzione personale o professionale, è un marketing aggressivo. Il rischio infatti è di definire nel modo scorretto la delicata relazione fra terapeuta/agente del cambiamento e cliente, spogliandolo ancora prima di iniziare il lavoro con te, della sua responsabilità.

Altro aspetto, in cui credo moltissimo, è l’indipendenza.

Quando costruisci la tua attività senza dover dipendere da nessuno, diventa come il tuo bambino e non potrà mai nessuno portartelo via perché l’hai costruito tu.

La cosa bella è che non devi scendere a compromessi a livello di valori né fare cose che ti snaturano.

C’è sempre un modo efficace di fare le cose se capisci e ti crei una solida base sui principi di fondo del perché gli esseri umani intraprendono un percorso di cambiamento oppure si bloccano.

Qual è stato il punto di rottura che ti ha permesso di fare il salto da lavoro dipendente a libera professionista?

Mi sono licenziata dall’azienda dove ricoprivo da quasi 10 anni il ruolo di Manager di progetti di sviluppo aziendale, principalmente internazionali. Sono entrata in azienda il giorno dopo la laurea, perché avevo sempre l'affanno di perdere tempo, di non essere abbastanza brava, di non essere all'altezza.

Lavoravo tantissimo: per anni, quando eravamo in scadenza di progetto, me ne stavo da sola o con il mio team in ufficio anche fino all’una di notte.

Nel frattempo, in quei 10 anni, ho sfogato la mia parte che desiderava portare un cambiamento nel mondo facendo qualunque corso potessi di crescita personale.

Ho conseguito il diploma di Counselor Sistemico in 3 anni, fatto 100 ore di tirocinio in una struttura per tossicodipendenti.

Ho fatto un Master in PNl e il Master in Problem Soving Strategico secondo il metodo di Giorgio Nardone. Frequentato corsi d'Ipnosi, Respiro, Comunicazione, Cibernetica, Public Speaking e molto altro.

Ho iniziato anche a tenere corsi per enti, aziende e università su quei temi durante le ferie e fuori orario di lavoro, oltre che nei weekend.

E devo dire che questa gavetta enorme di lavoro ,non teorico ma pratico con le persone (individui o gruppi), è stato la mia risorsa più grande nel creare ciò che ho creato oggi.

Nonostante questa mia valvola di sfogo, comunque, dopo 10 anni di lavoro dipendente non ne potevo più.

Ero una stacanovista.

Lavoravo lavoravo, davo, davo davo e non vedevo nessun frutto che ripagasse il mio dare, il mio impegno. Se avessi continuato a lavorare da dipendente sarei morta così.

Quel mondo lavorativo, per me, non aveva nessun significato perché non stavo contribuendo a nulla che fosse importante per me nel mondo.

C'erano tante cose che non mi piacevano a livello valoriale. Accadevano tante cose che non condividevo, che ad un certo punto del mio processo di consapevolezza hanno iniziato a darmi letteralmente la nausea. 

Dopo un po' ho capito che non avevo più scelta.

O buttavo il cuore oltre l'ostacolo e mi giocavo la mia vita, o la mia vita non avrebbe avuto significato.

Ero arrivata a capolinea.

Ho dato le dimissioni.

E così, a dispetto della crisi economica, di chi diceva che facevo un lavoro ‘figo’ e dell’incertezza totale su cosa sarebbe stato, ho dato le dimissioni.

E da lì è iniziata la mia vera catarsi.

Ho preso i risparmi di 10 anni del lavoro dipendente e li ho investiti in un'attività sbagliata.

Sbagliata perché ho commesso tutti gli errori che la maggior parte delle persone, che decidono di mettersi in proprio, fanno. Avevo spese fisse molto alte, non avevo idea di come arrivare ai miei clienti, non avevo idea di come comunicare.

Navigavo a vista.

Fare un investimento non avendo idea di come funzionano i tuoi clienti, perché ti comprano, come comunicare con loro significa fallire ancor prima di avviare un’attività.

Avevo fatto un buco nell'acqua enorme; è stato come prendere un autobus in faccia.

Avevo un'idea di cosa avrei fatto come alternativa al mio lavoro da dipendente ma non mi rendevo conto di non aver assolutamente compreso come si sta su un mercato.

Nella realtà sono veramente poche cose, pochi principi alla base di un’attività che funziona.  

Uno di questi è che le persone si svegliano tutti i giorni cercando di comprare una versione migliore di sé, ti compreranno SOLO se sai aiutarli davvero a ottenerlo.

Fino a che non ho compreso a fondo questo (con tutte le sue implicazioni), non capivo perché alcune persone mi comprassero mentre altre mi snobbassero o non volessero sapere nulla di ciò che offrivo all’epoca.

In questa fase ci sono rimasta bloccata per ben tre anni. Tre anni, nella vita di una donna che vuole diventare madre, sono un'eternità.

Non avevo idea delle cose veramente importanti quindi ho messo sul piatto migliaia e migliaia di euro, ho investito e ho perso tutto.

In questi tre anni ho fatto moltissima fatica a far funzionare il mio lavoro.

Ero convinta di essere una persona che quando ci si mette fa funzionare le cose, con tanta forza di volontà e credevo che quello bastasse.

La realtà è che se non sai quali sono le cose giuste da fare, puoi avere una forza che sposta le montagne ma non farai altro che girare intorno.

Quei tre anni sono stati un’esperienza plasmante.

Tre anni di aspettativa, di fatica, di fare fare fare e non vedere risultati, di spendere soldi vedere sempre più lontana l’opportunità per me di fare un figlio.

É stata un'esperienza di rottura davvero forte condita con tanta angoscia che probabilmente dovevo vivere.

Intanto in questi tre anni sono successe altre cose.

Finché non avrei avuto la sicurezza economica il bambino non lo avrei fatto, in accordo con mio marito.

La frustrazione era così alta che avevo iniziato a stare male anche in termini fisici, avevo perso un sacco di capelli, ero dimagrita molto, ed ero sempre arrabbiata con me stessa.

Vivevo angosciata dall'idea di dovermi rassegnare a una vita in cui sei pagato poco, i tuoi figli devi farli crescere completamente da qualcun altro e devi fare ciò che non ami.

Devi fare ciò che non ha un valore vero per il mondo per tutta la vita.

La possibilità di avere un figlio è stato un motore molto grande per me: volevo per lui una stabilità..

Più di tutto volevo che potesse fare esperienza di che cosa significa avere un genitore realizzato e non frustrato, che si stima e non si svaluta.

Questo è stato il motivo più grande che poi ha fatto scaturire tutto quello che c'è oggi.

In più mio marito era rinchiuso in un lavoro da operaio che odiava, molto pesante.

Questo significava che era costretto a essere in contatto con vernici tossiche, respirare mastice, svegliarsi alle 4:50 del mattino sei giorni alla settimana. Poi la domenica era talmente stanco che una volta si è addormentato sulla pastasciutta.

Erica con suo marito e suo figlio Liam

Il fatto di svoltare non era una questione di soldi o di successo ma era come fare una corsa per la vita. Questo è stato il motivo forse per cui dopo sono riuscita a portare così tanta energia dall'altra parte creando tutto ciò che oggi esiste.

Cosa hai fatto di concreto per creare un’attività che funziona e che sappia comunicare i tuoi valori, dare un contributo al mondo mettendo in campo chi sei prima ancora di mettere in gioco quello che fai?

Dopo questi tre anni di stallo ero veramente stremata.

É stato allora che iniziato a esplorare il mondo del web e ho capito che:

  • non c'è bisogno di avere investimenti in costi fissi, uffici, sedi fisiche per poter avere successo;
  • nel mondo online hai l'opportunità di toccare virtualmente tante persone;
  • è possibile arrivare alle persone senza investire in pubblicità.

Ho iniziato a lavorare con l’editoria online (ho sempre amato i libri alla follia).

Dopo aver investito e studiato molto, è successa una cosa straordinaria: sono riuscita a capire come funzionava tanto da generare 7.000$ royalties.

Per me è stata un'esperienza straordinaria.

Fondamentale è stato comprendere i meccanismi con cui le persone comprano e perché non comprano, di cosa potevo fare a meno e di cosa no. 

Finalmente un messaggio che mi diceva che ero sulla strada giusta.

C’era ancora un grande scoglio però: i soldi stavano finalmente iniziando a fluire, ma io ero infelice.

Lì ho fatto ordine dentro di me. Ho riscoperto tutto il bagaglio di immensa ricchezza accumulato (non per soldi, ma per amore), durante i 10 anni precedenti: il cambiamento umano.

Insomma, c’è un motivo per cui i miei miti sono sempre stati Virginia Satir e Milton Erickson.

Ma la paura del futuro, l’apprensione per ‘farcela’, l’orologio biologico e la paura che ad un certo punto sarebbe stato troppo tardi, mi stavano impedendo di vedere quello che avevo sempre avuto davanti al naso.

C’è un problema di fondo di cui le persone non si rendono conto: di quanto vitale sia investire in un cambiamento.

C’è chi ha fatto una scuola di counseling o dei percorsi, ha toccato con mano quanto ti può cambiare la vita il fatto di lavorare su di te.

Purtroppo, come sappiamo, questa cosa è ancora molto poco diffusa pur essendoci tante figure di supporto.

Nonostante il fatto che il mondo abbia un enorme bisogno di persone più consapevoli, felici ed evolute, le persone investono molto più facilmente in oggetti materiali piuttosto che nel cambiare dentro.

In realtà le più grandi sofferenze della mia vita sono avvenute perché io non avevo strumenti interiori.

Se avessi potuto avere fin da giovanissima strumenti come il counseling, la narrazione dei miei primi 17 anni di vita sarebbe stata molto diversa.

L'idea folle, nel momento in cui avevo sbloccato le mie paure e deciso che volevo investire il mio tempo in qualcosa che veramente amassi, è stata:

‘’Se i professionisti della relazione d’aiuto e della crescita personale, potessero essere valorizzati economicamente tanto quanto un dirigente d’azienda, che tipo di mondo sarebbe?’’

Essermi fatta una domanda fuori dalle righe, mi ha portato a scoprire strade e soluzioni che non credevo possibili.

Mi era diventato molto chiaro che dando tanto valore per un cambiamento grande, le persone ti pagheranno bene.

Uno dei primi passaggi che ho fatto all’epoca, oramai anni fa, è stato: perché lavorare con il semplice obbiettivo che chi si occupa di cambiamento umano  semplicemente riempia l'agenda di pazienti-clienti?

Perché invece non aiutarli a far sì che le persone capiscano che i cambiamenti che loro offrono sono fondamentali per raggiungere la vita che vogliono?

Perché non aiutarli a far sì che investire in cambiamento diventi una priorità anziché una cosa che fai solo dopo aver cambiato 3 modelli di iPhone?

Da lì è iniziato tutto, è iniziata la MIA strada.

Per diventare brava a insegnare qualcosa, a fare progressi, devi capire cosa devi migliorare considerando quello che è sbagliato.

È stato un processo faticosissimo ma il fatto di lavorare con centinaia di persone diverse mi ha permesso di imparare moltissimo.

E in un continuo processo di feedback e apprendimento, ho raggiunto nel 2019 l’obbiettivo folle che mi ero posta: aiutare un agente di evoluzione personale a guadagnare come un dirigente.

La mia prima allieva che è arrivata ai 10000€ al mese è stata Silvia Abrami. Sul mio canale YouTube trovi la sua storia.

Naturalmente Silvia era già una super professionista, era interiormente pronta e si è impegnata molto.

Ma per me è stato come capire che il mio sogno non era poi così folle; che il denaro è soltanto energia e può (anzi deve) fluire nelle mani di chi ha certi valori e lo riutilizzerà per creare un mondo migliore.

Il fatto di arrivare a un metodo che funzionasse per sempre a più persone è un processo che costantemente mette in discussione quel che fai. Sei costretta a aggiornarlo sempre, a metterti moltissimo in discussione. È molto faticoso perché a volte mi piacerebbe vivere di rendita su un paio di risultati conseguiti, come fanno molti.  

Sono arrivata oggi alla diciassettesima versione del mio percorso.

È tutto un mosaico di pezzi, che anno dopo anno, evolve in qualcosa di completamente nuovo.

Su quali valori personali si fonda il tuo percorso e quello che proponi? La cosa bella del tuo percorso è che non parte dal successo o denaro ma dal fondare il proprio e altrui lavoro sui valori.

Il mio percorso si basa su 3 valori fondamentali:

  1. La libertà. In quel purgatorio di tre anni in cui mi dibattevo con moltissima frustrazione, in cui i soldi uscivano e basta, non mi sentivo libera.  Libera di avere una famiglia, libera di pensare al futuro, di fare delle spese quotidiane. Mi sentivo come se m’avessero defraudata di una cosa che è un diritto umano. La libertà di poter decidere la vita che si vuole facendo le scelte che si vogliono, tra cui anche il lusso (perchè è un lusso) di avere una famiglia.
  2. L’ indipendenza. Come poter fare tutte le cose al punto 1 senza dover scendere a compromessi con nessuno? Ossia senza dover entrare nel clientelismo, nei favoritismi come conoscere l'amico del fratello o del cugino, senza usare strategie che non sono allineate con te e senza dover chiedere favori a nessuno. Creare una vita indipendente e libera.
  3. L’autorealizzazione. Ognuno deve avere la possibilità di determinare il proprio futuro. I soldi si imparano. Ci sono persone che partono da punti diversi rispetto alla storia personale con i soldi. Il rapporto che oggi abbiamo con il denaro nasce da ciò che ci portiamo dietro dalle generazioni precedenti, e condiziona, senza che ce ne rendiamo conto, la relazione che abbiamo con il successo e la riuscita professionale oggi. Chiunque dovrebbe poter decidere che cosa vuole per il proprio futuro in modo da avere il potere di realizzarlo.

Quali sono i 3 punti fondamentali sui quali si regge tutto il percorso? Punti che siano comuni a tutti a prescindere dal lavoro che si fa

Il primo punto fondamentale è la conoscenza di come funzionano i problemi delle persone, com’è che si invischiano nei loro blocchi e cosa fa sì che tirino fuori le risorse (non tanto economiche ma prima di tutto interiori) per trovare il coraggio di superarli.

Bisogna sempre partire dalle persone, da quello che stanno cercando, da quali problemi vogliono risolvere.

La seconda cosa è il fatto che quando inizieremo a fornire alle persone proprio il cambiamento che stanno cercando, vivremo sempre nell’abbondanza.

La terza cosa è smettere di pensare che le persone non desiderano investire su di sé, e iniziare a chiedersi in che modo farli innamorare del cambiamento che loro possono portare – con la tua guida – nella propria vita.

In maniera concreta, com’ è cambiata oggi la tua vita?

Sono passata da vivere in un miniappartamento di 60mq a una villa di 400 mq in mezzo al bosco.

Ho potuto far si che mio marito si licenziasse dal lavoro che faceva da vent’anni e che odiava,  mi sono creata l’opportunità di avere mio figlio, anche se a 38 anni, sentendomi una donna serena e molto più piena di stima verso me stessa.

Erica nella sua casa nel bosco

Sono sicura che senza questo, non avrei potuto essere un buon esempio per lui, qualunque cosa vorrà realizzare nella vita per essere felice.

Un'altra cosa bellissima, è aver creato una community di allievi, gli Hollanders.

Essi hanno un’energia pazzesca e pur con ruoli differenti (coach, psicoterapeuti, formatori, operatori olistici, etc.) si aiutano.

Si sostengono ogni giorno nel nostro grande gruppo nel viaggio verso la libertà, l’indipendenza, l’autorealizzazione.

Quale suggerimento daresti a chi vorrebbe cambiare lavoro perché nel lavoro dipendente si sente insoddisfatto, non ha libertà in termini di tempo ma anche una libertà economica e a tutti quei liberi professionisti che non si sentono realizzati e vivono una vita in cui si accontentano del lato economico?

Se quel professionista desidera più libertà e più indipendenza può sicuramente ottenerla.

La prima cosa da chiedersi è "Quale cambiamento voglio davvero portare nel mondo?" e da lì fare tutta la fatica necessaria per diventare maestro nell'aiutare le persone a ottenere il cambiamento che desiderano.

Dove contattare Erica

Visita il sito: https://www.ericaholland.com/
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